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Inviati talebani tedeschi autorizzati alle deportazioni

by WeLiveInDE
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Gli inviati talebani tedeschi sono stati autorizzati a lavorare a Berlino e Bonn per fornire servizi consolari che consentano ulteriori espulsioni in Afghanistan. Questa decisione segna la prima volta da quando i talebani hanno preso il potere nel 2021 che ai rappresentanti delle autorità di fatto è stato permesso di operare all'interno della Germania. La decisione fa seguito a una carta del 18 luglio 2025 che ha espulso 81 uomini afghani con richieste di asilo respinte e condanne penali nel secondo volo di questo tipo da quando sono ripresi i rimpatri.

Dopo 81 deportazioni, si approfondisce la cooperazione mediata dal Qatar

I funzionari hanno affermato che l'operazione del 18 luglio è stata condotta con l'assistenza tecnica del Qatar, che ha agito da intermediario da quando la Germania ha interrotto le operazioni dell'ambasciata a Kabul. Gli 81 uomini erano oggetto di ordini di espulsione e condannati dai tribunali tedeschi, secondo il Ministero dell'Interno. Il volo è stato il primo sotto la guida del Cancelliere Friedrich Merz e il secondo da quando è stata ripristinata la politica di espulsione; il primo ha avuto luogo nell'agosto 2024.

Nessun riconoscimento, solo contatti tecnici

Berlino sottolinea che l'autorizzazione all'ingresso dei due funzionari non costituisce un riconoscimento diplomatico dei Talebani. Il governo afferma che i contatti rimangono strettamente tecnici e si concentrano sulla documentazione d'identità, sul rilascio dei passaporti e sulle procedure necessarie per l'espulsione. Il portavoce Steffen Kornelius ha collegato gli accreditamenti al recente volo e ha indicato che sono previsti ulteriori rimpatri. Secondo alcune fonti, gli inviati rafforzeranno l'ambasciata afghana a Berlino e il consolato di Bonn, dove il personale è scarso dal 2021.

Inviati talebani in Germania e ruolo consolare

Il Ministero degli Esteri ha affermato che garantire un adeguato supporto consolare agli afghani in Germania è nell'interesse pubblico, citando come esempio il rilascio dei passaporti. I funzionari sostengono che un canale operativo con personale consolare riduce i ritardi procedurali e aiuta a verificare l'identità prima dei voli. I due nuovi membri del personale sono arrivati nel fine settimana del 19 e 20 luglio, secondo diverse fonti.

Gli organismi delle Nazioni Unite sollecitano la sospensione dei rimpatri forzati

L'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani (UNHCR) afferma che "non è appropriato" rimpatriare persone in Afghanistan a causa delle continue violazioni, e gli esperti delle Nazioni Unite hanno chiesto l'immediata cessazione dei rimpatri forzati di massa. L'UNHCR mantiene un avviso di non rimpatrio, sottolineando che le esigenze umanitarie sono acute e che gli appelli internazionali sono gravemente sottofinanziati. Un recente briefing delle Nazioni Unite ha contato almeno 485 espulsioni di afghani in tutto il mondo tra ottobre 2024 e luglio 2025, mettendo in guardia dai rischi a più livelli per coloro che vengono rimpatriati.

Si intensifica il dibattito interno sulla direzione politica

La posizione più dura fa parte del più ampio programma migratorio del governo Merz, che include l'accelerazione delle espulsioni dei condannati e il rafforzamento dei controlli alle frontiere. Il Ministro degli Interni Alexander Dobrindt ha sostenuto accordi diretti con i Talebani per rendere sostenibili le espulsioni, una proposta che ha suscitato critiche da parte dei Socialdemocratici e dei Verdi, accusandola di mettere a rischio la legittimazione del regime. Le espulsioni in Afghanistan sono riprese per la prima volta sotto la presidenza di Olaf Scholz nell'agosto 2024, quando 28 uomini sono stati rimpatriati a seguito di una serie di incidenti di sicurezza.

Le organizzazioni per i diritti umani, tra cui Pro Asyl, avvertono che la cooperazione con i Talebani mette a rischio i rimpatriati e mina gli impegni della Germania in materia di diritti umani, sottolineando la repressione in corso e l'assenza di garanzie giudiziarie. Sostengono che i rimpatri potrebbero violare il principio di non respingimento laddove persistano rischi di persecuzione o trattamento inumano. Gli attivisti sottolineano anche la difficoltà del monitoraggio post-rimpatrio in Afghanistan.

Contesto: il riconoscimento della Russia crea un nuovo contesto esterno

La Russia ha riconosciuto formalmente il governo talebano il 3 luglio 2025, diventando il primo Paese a farlo e accettando le credenziali di un ambasciatore nominato dai talebani a Mosca, dopo aver rimosso il movimento dalla lista dei terroristi ad aprile. Altri Stati mantengono contatti di lavoro senza un riconoscimento formale. Il riconoscimento modifica la diplomazia regionale, poiché le capitali europee, tra cui Berlino, continuano a rifiutare il riconoscimento pur continuando a impegnarsi su questioni consolari e di sicurezza specifiche.

La situazione dei diritti umani rimane centrale

Le Nazioni Unite hanno recentemente condannato gli arresti di donne e ragazze a Kabul tra il 16 e il 19 luglio per presunte violazioni del codice di abbigliamento, citando il più ampio schema di restrizioni all'istruzione, al lavoro e alla circolazione sotto il regime talebano. Questi sviluppi sono un fattore chiave negli avvertimenti delle Nazioni Unite contro i rimpatri forzati e nell'insistenza europea affinché qualsiasi contatto con le autorità sia limitato a questioni operative.

Cosa succederà ora agli inviati talebani in Germania?

Funzionari governativi affermano che sono in preparazione ulteriori voli e che il canale di cooperazione rimarrà limitato alle attività relative all'identità e ai documenti di viaggio. Le piattaforme informative che monitorano le politiche migratorie sottolineano che la prassi tedesca in materia di espulsioni verso l'Afghanistan dipende dal consenso dei talebani e dalla facilitazione da parte di paesi terzi, il che potrebbe influire sulla programmazione e sulla portata delle espulsioni. Autorità e oppositori si aspettano pertanto un continuo controllo legale e politico durante il proseguimento delle espulsioni.

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